Rizoartrosi del pollice: tutti i sintomi e le cure più adatte

La rizoartrosi è un’artrosi del pollice che si manifesta con un dolore alla base del dito. All’inizio può durare qualche giorno, ma tende a ricomparire con sintomi sempre più forti tanto da arrivare a condizionare la vita di tutti i giorni. L’opposizione del pollice è la conquista evolutiva più importante dell’uomo: è proprio grazie al trapezio che è possibile effettuare i 3 movimenti fondamentali del pollice: flessione, rotazione e pinza nei tre piani dello spazio. Per questo, se il movimento del pollice è impedito, il danno in termini pratici è notevole.

Chi colpisce la rizoartrosi?

La rizoartrosi è una malattia frequente che colpisce circa il 50% della popolazione over 50, soprattutto donne tra i 40 e i 60 anni. Le cause sono di tipo genetico ed ereditario, ad esempio una malformazione dell’osso del trapezio, oppure dovute ad alterazioni ormonali. Può anche essere la conseguenza di un lavoro ripetitivo come nel caso di chi cuce – come sarti e chirurghi – ma anche musicisti, in particolare chi suona la chitarra, e tra gli sportivi i tennisti.

Lo specialista valuta se ci sono rigonfiamenti alla base del pollice. Una volta diagnosticata la rizoartrosi si procede con l’esame strumentale: la radiografia è fondamentale per capire a quale dei 4 stadi è giunta la malattia.

Per il 1° e il 2° stadio il trattamento è di tipo medico

Per il 3° e il 4° è necessario l’intervento chirurgico.

1° stadio

Instabilità articolare, si deteriorano i legamenti. Può anche non esserci dolore.

2° stadio

Cartilagine deteriorata, presenza di dolore.

3° stadio

Evidenti fenomeni di alterazione che arrivano fino all’esposizione dell’osso. Il dolore è forte e l’uso della mano è limitato.

4° stadio

Formazione di osteofiti, piccoli speroni ossei che deformano l’osso. Si ha la completa lussazione, ovvero lo spostamento dell’osso metacarpale dalla sua sede naturale. Il dolore è molto forte e l’uso della mano è fortemente limitato.

Tutori: si raccomanda l’uso di tutori, da portare in genere per 2-3 settimane.

Farmaci: Per alleviare il dolore vengono anche prescritti antinfiammatori, che però hanno un effetto limitato nel tempo e non vanno assunti per lunghi periodi.

Visco supplementazione: quando c’è ancora spazio tra trapezio e metacarpo è possibile ricorrere a micro-infiltrazioni con dosi minime di acido ialuronico che, in caso di artrosi, viene a mancare nel nostro organismo.

Laserterapia: si tratta sia l’articolazione trapezio-metacarpica sia le strutture adiacenti. Il trattamento dura circa 10 di minuti.

Ultrasuoni: si applicano su tutta l’area usando un gel per favorire la penetrazione nel tessuto. Il trattamento dura circa 10 minuti.

Tecar: è un macchinario collegato a una piastra metallica che si passa sulla zona per aumentare la vasodilatazione e l’irrorazione. Il trattamento dura circa 30 minuti.

Al 3° o al 4° stadio della malattia l’intervento chirurgico è necessario per recuperare le funzioni del pollice ed eliminare il dolore.

L’intervento si chiama artroplastica: in pratica si modella l’articolazione in modo che non ci sia contatto dalle ossa. Per farlo si usa la trapeziectomia, ovvero l’eliminazione parziale o totale del trapezio. L’intervento richiede un’incisione di 3-4 centimetri e dura circa 30 minuti. Si esegue in anestesia locale.

Terminato l’intervento si immobilizza la mano con una stecca di gesso da tenere circa 2 settimane. La riabilitazione dura poche settimane e prevede a volte l’uso di un tutore. I rischi dell’intervento sono molto bassi e nella maggior parte dei casi l’intervento è definitivo.

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